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Buone notizie per i cattolici: comunione possibile per i divorziati risposati (purchè etero).

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Riportiamo l’interessante articolo di Andrea Gualtieri, pubblicato sulla Repubblica in data 8/04/2016.

Clicca per leggere l’articolo dal sito della Repubblica

Pubblicata l’esortazione ‘Amoris Laetitia’ che tira le somme del dibattito nella Chiesa sulla famiglia. Bergoglio invita a valutare caso per caso e chiede “autocritica” per le rigidità del passato. Sottolinea che non è più peccato mortale vivere situazioni “irregolari”. Ribadito il no agli anticoncezionali: “Ma il sesso è un dono per gli sposi, non un male permesso”

CITTA’ DEL VATICANO – Le condizioni sono molto rigide perché “in nessun modo la Chiesa deve rinunciare a proporre l’ideale pieno del matrimonio”. Ma la porta d’accesso ai sacramenti per chi vive situazioni familiari “irregolari”, compresi i divorziati risposati, si è aperta. La decisione del Papa è scritta nella ‘Amoris Laetitia’, l’esortazione apostolica firmata il 19 marzo e pubblicata oggi, con la quale si sancisce il punto d’arrivo dell’analisi sulla famiglia voluta da Francesco e portata avanti per più di due anni. Con un testo di 260 pagine, suddiviso in 9 capitoli e 325 paragrafi, nel quale si citano anche Borges e Martin Luther King, il pontefice affronta tutte le criticità che hanno messo in crisi la pastorale contemporanea: dai fallimenti matrimoniali all’omosessualità, dalle unioni civili alla contraccezione. Bergoglio tira le somme delle riflessioni che, nel sinodo straordinario del 2014 e in quello ordinario dell’ottobre scorso, hanno acceso i toni tra i presuli, tanto da spingere lo stesso pontefice, nella premessa del suo documento, a rilevare che i dibattiti, “perfino tra i ministri della Chiesa”, vanno “da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche”.

LA SOLUZIONE DEL DISCERNIMENTO. La soluzione di papa Bergoglio è invece nel perfetto stile gesuita, nel segno del discernimento che lo fa invitare a valutare caso per caso, perché, come sottolinea citando a suo sostegno san Tommaso d’Aquino, “quanto più si scende nelle cose particolari, tanto più si trova indeterminazione”. Si tratta però di una conclusione che fa felici soprattutto coloro che spingevano per un’apertura. Francesco fa suoi, infatti, tutti i passaggi contestati della relazione finale del sinodo più recente: ammette di considerare appropriato il paragrafo 85, quello sull’integrazione dei divorziati risposati che ottenne per appena due voti la maggioranza qualificata dei due terzi dei padri sinodali; cita il paragrafo 86, pure molto contestato, nel quale si rimanda il giudizio ai sacerdoti nel “foro interno”, cioè nel confessionale. Ripesca persino i passaggi più combattuti nella discussione del 2014. E in una nota a piè di pagina del capitolo più intenso, quello sull’accompagnamento delle “fragilità”, precisa il passaggio cruciale: “Le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi” e questo “nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale”. Si sottolinea addirittura che “non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta irregolare vivano in stato di peccato mortale”, perché “la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Nessun impedimento, quindi, alla riammissione ai sacramenti purché esistano le condizioni già suggerite dal sinodo: umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento. Atteggiamenti definiti da Francesco fondamentali “per evitare il grave rischio di messaggi sbagliati, come l’idea che qualche sacerdote possa concedere rapidamente eccezioni” o che si possano ottenere “privilegi sacramentali in cambio di favori”.

 

PRUDENZA SUGLI OMOSESSUALI. Quello del Papa non è uno strappo brusco in avanti. La sua strada diplomatica passa attraverso una premessa che sottolinea come “nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti” e addirittura, riprendendo un passaggio del discorso con il quale ha concluso il sinodo di ottobre 2015, Francesco ribadisce che “in ogni Paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali”. Un riflesso del dibattito che ha visto ad esempio i vescovi africani arroccarsi su posizioni più conservatrici specie sul tema dell’omosessualità, al quale, tra l’altro, l’esortazione apostolica riserva, in linea con le conclusioni dell’assemblea sinodale, solo alcuni vaghi passaggi per confermare che all’interno delle famiglie “ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto”. Sul gender viene definito “inquietante” che “alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini”. E in generale resta chiara la posizione per la quale il matrimonio cristiano “si realizza pienamente nell’unione tra un uomo e una donna”.

UNIONI CIVILI E CONVIVENZE. Nel testo fa capolino però anche il passaggio – approvato ma contestato sia nel 2014 che nel 2015 – secondo il quale “altre forme di unione contraddicono radicalmente questo ideale mentre alcune lo realizzano almeno in modo parziale e analogo”. Non è un’apertura piena alle unioni di fatto, ma il riconoscimento che anche nelle convivenze, ad esempio, “potranno essere valorizzati quei segni d’amore che riflettono l’amore di Dio” e che queste situazioni vanno “affrontate in maniera costruttiva” secondo lo spirito della “Chiesa ospedale” caro al pontefice.

IL MEA CULPA PER LA RIGIDITA’. In diverse forme, ricordando che ci si trova nell’anno giubilare della misericordia, Bergoglio sottolinea infatti che “la strada della Chiesa è quella di non condannare nessuno”. In questo senso è durissimo il mea culpa che il pontefice affronta prima ancora di entrare nel vivo delle questioni, quando afferma che “non serve pretendere di imporre norme con la forza dell’autorità” e aggiunge: “Dobbiamo essere umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo, per cui ci sptta una salutare reazione di autocritica”. E ancora: “Abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta” e questo, scrive, “non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente ma tutto il contrario”.

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