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Il patrimonio al test delle “nuove famiglie”

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di Pieremilio Gadda  uscito sul corrieresociale.it

La legge Cirinnà, entrata in vigore il 5 giugno scorso, impone un ripensamento del concetto di famiglia tradizionale, con implicazioni giuridiche e sociologiche che alimenteranno a lungo il dibattito civile. Intanto, in attesa che le norme attuative rendano del tutto operative le nuove disposizioni di legge, conviene ragionare su alcuni aspetti patrimoniali, non di rado trascurati dagli analisti: quali ripercussioni ci saranno su materie quali fisco e successioni? Vale la pena ricordare che il provvedimento si snoda su due nuclei principali: nella prima parte, istituisce le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Nella seconda, disciplina in modo organico le convivenze di fatto, introducendo una nuova fattispecie, il cosiddetto «contratto di convivenza», attraverso cui le coppie di fatto potranno, facoltativamente, regolare in modo dettagliato i propri rapporti patrimoniali.

UNIONI

In riferimento alle unioni civili, è da rilevare una distinzione prettamente formale rispetto alla famiglia fondata sul matrimonio. «Nella sostanza, l’effetto che il provvedimento realizza è una pressoché totale equiparazione delle parti di un’Unione civile ai coniugi, relativamente a obblighi, diritti e doveri — spiega Leo De Rosa, dello studio Russo De Rosa Associati

L’unica importante e sofferta eccezione a questa impronta generale è relativa alla legge sull’adozione, che resta, salvo le ipotesi di adozione in casi speciali, appannaggio esclusivo di coppie unite in matrimonio»

CONVIVENZE

Diverso il trattamento previsto per le convivenze di fatto, ovvero, secondo la definizione della legge Cirinnà, la relazione instaurata tra «due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile».

Attraverso il contratto di convivenza, si possono regolare in modo dettagliato, ad esempio, le modalità di partecipazione alle spese comuni, la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza; si può scegliere anche il regime della comunione dei beni.

In caso di cessazione della convivenza, il convivente che versi in stato di bisogno, e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, ha il diritto di ricevere gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza, nella misura che sarà stabilità da un giudice. Dal punto di vista dei diritti successori, cosa cambia per i conviventi?

per l’articolo completo http://goo.gl/smHJOa

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