Sanità e disservizi

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Articolo di Claudia Voltattorni, pubblicato in data 5 Aprile 2016 sul Corriere della Sera.

Al Pronto soccorso un elettricista di 27 anni: niente visite e analisi nonostante un quadro clinico molto serio. Ha firmato e se n’è andato. Ora è all’ospedale di Frosinone

Ventisette ore. Sdraiato su una barella lungo il corridoio del Pronto soccorso. Intorno infermieri che passano, medici che parlano ma lo ignorano, barellieri che fanno su e giù. Ventisette ore in attesa all’ospedale di Cassino (Frosinone). Aspettando analisi, controlli, diagnosi. Una giornata senza sapere cosa non funziona. E poi ancora una notte intera. E nessuno che si preoccupi di quel ragazzo sulla barella e dall’aspetto malato. «Non ti alzare da lì – anzi gli dicono -, altrimenti non ti resta neanche più quella perché la prende qualcun altro». Da lì non si è mosso, quindi. Ventisette ore. Dalla mattina di venerdì primo aprile al mezzogiorno di sabato 2. Vittima è un 27enne, elettricista di Pontecorvo, cuore della Ciociaria con 14 mila abitanti, arrivato all’ospedale Santa Scolastica di Cassino con una «situazione epatica non proprio tranquilla». Lui ha aspettato, paziente e speranzoso, «prima o poi qualcuno mi dirà qualcosa». Invece nessuno si è fermato da lui. Nonostante le chiamate di assessori locali, medici amici. E allora la decisione, allo scadere della ventisettesima ora: firmare e uscire, nonostante un quadro clinico molto serio. I genitori allora lo hanno preso a portato via, di corsa a Frosinone, all’ospedale Spaziani, dove oggi è ancora ricoverato. «Una storia incredibile», «Quel ragazzo era in uno stato tale che giustificava un ricovero immediato, invece lo hanno ignorato per tutto quel tempo». Così Anselmo Rotondo, sindaco di Pontecorvo, farmacista del paese e soprattutto amico della famiglia dell’elettricista, ha deciso di rendere pubblica l’odissea del 27enne. «Si è sentito male la sera del giovedì – racconta -, la sua pelle era diventata tutta gialla; allora venerdì mattina è andato alla Casa della Salute qui a Pontecorvo: ma lì vengono trattati solo i codici verdi e gialli e non c’è un laboratorio di analisi». Lo mandano allora a Cassino, appena 15 chilometri di distanza. «Lì – continua il sindaco Rotondo – avrebbero potuto e dovuto fargli tutte le analisi necessarie, avrebbero capito immediatamente cosa stava succedendo al suo fisico». Invece, è stato «parcheggiato» in corridoio, sulla barella. E da lì non s’è più mosso. «I genitori erano preoccupatissimi, mi hanno chiamato – dice ancora Rotondo – e io ho cercato di intervenire come potevo, ho fatto chiamare l’ospedale anche dal mio assessore alla sanità (Gianluca Narducci, ndr ), ma non è servito a nulla, ho telefonato anche io». Inutile. Dopo 27 ore la «fuga» verso Frosinone e il ricovero. La diagnosi ancora riservata. Ma intanto, il sindaco Rotondo ha scritto una nota ufficiale in cui chiede spiegazioni per quanto successo al suo concittadino: «L’ho inviata al commissario della Asl di Frosinone Luigi Macchitella, al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin: dovranno darmi delle risposte».] Ventisette ore. Sdraiato su una barella lungo il corridoio del Pronto soccorso. Intorno infermieri che passano, medici che parlano ma lo ignorano, barellieri che fanno su e giù. Ventisette ore in attesa all’ospedale di Cassino (Frosinone). Aspettando analisi, controlli, diagnosi. Una giornata senza sapere cosa non funziona. E poi ancora una notte intera. E nessuno che si preoccupi di quel ragazzo sulla barella e dall’aspetto malato. «Non ti alzare da lì – anzi gli dicono -, altrimenti non ti resta neanche più quella perché la prende qualcun altro». Da lì non si è mosso, quindi. Ventisette ore.

Dalla mattina di venerdì primo aprile al mezzogiorno di sabato 2. Vittima è un 27enne, elettricista di Pontecorvo, cuore della Ciociaria con 14 mila abitanti, arrivato all’ospedale Santa Scolastica di Cassino con una «situazione epatica non proprio tranquilla». Lui ha aspettato, paziente e speranzoso, «prima o poi qualcuno mi dirà qualcosa». Invece nessuno si è fermato da lui. Nonostante le chiamate di assessori locali, medici amici. E allora la decisione, allo scadere della ventisettesima ora: firmare e uscire, nonostante un quadro clinico molto serio. I genitori allora lo hanno preso a portato via, di corsa a Frosinone, all’ospedale Spaziani, dove oggi è ancora ricoverato.

«Una storia incredibile», «Quel ragazzo era in uno stato tale che giustificava un ricovero immediato, invece lo hanno ignorato per tutto quel tempo». Così Anselmo Rotondo, sindaco di Pontecorvo, farmacista del paese e soprattutto amico della famiglia dell’elettricista, ha deciso di rendere pubblica l’odissea del 27enne. «Si è sentito male la sera del giovedì – racconta -, la sua pelle era diventata tutta gialla; allora venerdì mattina è andato alla Casa della Salute qui a Pontecorvo: ma lì vengono trattati solo i codici verdi e gialli e non c’è un laboratorio di analisi». Lo mandano allora a Cassino, appena 15 chilometri di distanza. «Lì – continua il sindaco Rotondo – avrebbero potuto e dovuto fargli tutte le analisi necessarie, avrebbero capito immediatamente cosa stava succedendo al suo fisico». Invece, è stato «parcheggiato» in corridoio, sulla barella. E da lì non s’è più mosso. «I genitori erano preoccupatissimi, mi hanno chiamato – dice ancora Rotondo – e io ho cercato di intervenire come potevo, ho fatto chiamare l’ospedale anche dal mio assessore alla sanità (Gianluca Narducci, ndr ), ma non è servito a nulla, ho telefonato anche io». Inutile.

Dopo 27 ore la «fuga» verso Frosinone e il ricovero. La diagnosi ancora riservata. Ma intanto, il sindaco Rotondo ha scritto una nota ufficiale in cui chiede spiegazioni per quanto successo al suo concittadino: «L’ho inviata al commissario della Asl di Frosinone Luigi Macchitella, al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin: dovranno darmi delle risposte».

Articolo di Claudia Voltattorni, pubblicato in data 5 Aprile 2016 sul Corriere della Sera.
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